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La nullafacente Marilena Fontaine colpisce ancora. Pari opportunità per i padri? Una pippa!! PDF  | Stampa |  E-mail

Da: Mattino della Domenica, 25.7.2010 pag 10 (articolo in pdf)

Un padre separato, che faceva il “casalingo”, scrive all’Ufficio per le pari opportunità perché discriminato in base al suo sesso: una donna, nelle sue stesse condizioni, in caso di divorzio sarebbe stata trattata molto diversamente.

Ma, come al solito, la nullafacente Marilena Fontaine nemmeno si degna di rispondere alla lettera: è forse troppo impegnata a fare la spesa durante l’orario di “lavoro”?

La nullafacente Marilena Fontaine, capa dell’ufficio cantonale delle pari opportunità, insiste a non rispondere alle lettere! Probabilmente è troppo impegnata a far finta di lavorare, cosa che è quasi altrettanto faticosa che lavorare sul serio!

Questa volta, ad interpellare la “rilassata” capoufficio pari opportunità, è un padre separato iscritto al movimento papageno (www.miopapageno.ch). L’uomo, un 51enne con tre figlie minorenni, ha una particolarità. Infatti, negli ultimi 10 anni, ha svolto la professione di… casalingo.  

Ovvero, aveva un lavoretto part-time e per il resto si occupava della casa e delle tre figlie, mentre l’allora moglie lavorava al 50%. Una famiglia in cui i ruoli tradizionali erano invertiti, dunque, (in ossequio a quella “parità” che tanto dovrebbe piacere alla nullafacente Fontaine), e che, in questo modo e con assegni integrativi di 800 Fr al mese, riusciva a mantenersi.

Al momento della separazione, però, la parità va allegramente a farsi friggere. Infatti, l’illuminato pretore Matteo Pedrotti (della Pretura 6 di Lugano) ingiunge al “casalingo e mammo” di lasciare il tetto coniugale, lo obbliga a versare alimenti per circa 1200 Fr mensili e a trovarsi, entro tre mesi, un lavoro retribuito con almeno 3800 Fr al mese! Condizione, quest’ultima, che l’uomo non riesce ad adempiere, come si può facilmente immaginare vista anche l’età non più “verdissima”. Di modo che oggi il padre-casalingo è in assistenza con una prestazione di 2212 Fr al mese, e lo Stato versa in sua vece 1155 Fr mensili di anticipo alimenti.

Morale: prima il nucleo familiare costava alla collettività 800 Fr al mese di assegni integrativi. Adesso, dopo la separazione, “grazie” alla sentenza del Pretore la fattura è esplosa a 3367 Fr mensili. Senza contare le spese di assistenza giudiziaria per la causa di divorzio, spese che hanno già superato i 15mila Fr.

L’uomo, che è stato buttato fuori di casa dalla moglie dopo 22 anni di matrimonio, si sente discriminato: “sono stato privato dei miei affetti e della mia dignità di uomo e padre” scrive alla nullafacente Marilena Fontaine, e questo è accaduto a causa della legislazione e della prassi giuridica-pretorile in vigore, contraria ai padri.

“Infatti – argomenta l’uomo – se la mia fosse stata una famiglia “tradizionale” e le parti fossero state invertite, ossia se fossi stato io a lavorare al 50% e mia moglie a fare la casalinga, la sentenza sarebbe stata ben diversa. Il pretore mi avrebbe ordinato di lasciare l’appartamento coniugale, di aumentare il mio grado di occupazione al 100% e di versare gli alimenti alle figlie. Visto però che il casalingo sono io mentre mia moglie ha un impiego, perché a lei non è stata intimata la sentenza che certamente sarebbe toccata a me? Perché, in altre parole, il pretore, in ossequio al principio della non-discriminazione e delle pari opportunità, non ha ordinato a mia moglie di lasciare l’appartamento, di aumentare il grado di occupazione al 100% e di versare gli alimenti a me, attribuendomi il tetto coniugale e la custodia delle figlie, di cui per un decennio mi sono occupato io?”. La sentenza del pretore, come visto, non solo è discriminatoria - perché se nelle stesse condizioni dell’uomo casalingo si fosse trovata una donna casalinga, poco ma sicuro che la decisione pretoriale sarebbe stata completamente diversa - ma aumenta in modo esponenziale i costi a carico dell’ente pubblico. La discriminazione, rileva il padre separato, è dunque palese. Da qui la richiesta d’intervento alla nullafacente Marilena Fontaine.

Lo scritto all’Ufficio delle pari opportunità data del 12 marzo 2010. Più di quattro mesi fa. Forse qualcuno pensa che la fucheggiante Fontaine si sia degnata di rispondere?! Macché: troppa fatica! Uella, ma per cosa viene profumatamente pagata dal contribuente ticinese la $ignora Fontaine? Per andare a far la spesa nel tempo di lavoro??

MDD

 
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