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Corte europea dei diritti dell’uomo viene in aiuto ai padri separati. Passo verso “bigenitorialità" PDF  | Stampa |  E-mail

Da: Mattino della Domenica, 24.1.2010 pag 10

Divorzi e separazioni con figli. Passo avanti verso la “bigenitorialità”.

 

Una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo viene in aiuto ai padri separati, e potrebbe avere conseguenze positive (tanto per una volta…) anche in Svizzera.

 

I divorzi e le separazioni, soprattutto quando ci sono di mezzo figli, sono una delle grandi cause di conflittualità del nostro tempo. Per la verità, anche quando ci sono di mezzo i soldi, ma in effetti anche quando non ci sono. Anzi, i divorzi con tanto di assistenza giudiziaria, tra coniugi poco abbienti, sono spesso i più macchinosi. Perché? Ma perché è interesse degli avvocati fomentare la litigiosità sul niente per mangiarci sopra: una vera miniera inesauribile, visto che l’assistenza giudiziaria la paga il contribuente e non il cliente.

Tornando all’argomento iniziale: le separazioni di coppie con figli spesso non vanno lisce, e questo vale anche quando i genitori non sono sposati. Oggi un po’ ovunque i legislatori si orientano verso la cosiddetta bigenitorialità, che consiste nel distribuire più equamente diritti, ma anche doveri, tra la madre e il padre che si separano. Infatti non è un mistero per nessuno che nel nostro ordinamento giuridico il ruolo del padre risulta in genere sminuito. Da questa aspirazione ad un maggiore equilibrio nascono principi come quello dell’autorità parentale congiunta.

E a questo proposito si assiste, se così di può dire, ad una discriminazione nella discriminazione. Infatti i padri non sposati sono messi peggio di quelli divorziati.

In Svizzera, per le coppie non sposate, l’affido e l’autorità parentale vengono per legge conferiti alla madre. L’autorità parentale congiunta è possibile solo se la domanda viene effettuata da entrambi i genitori: se la madre non accetta di chiederla, indipendentemente da quale sia il motivo, l’autorità parentale congiunta non può essere concessa. Si tratta, dunque, di un vero e proprio diritto di veto della madre. Diritto di veto che, per contro, non esiste per le coppie sposate.

La legge tedesca, in materia di genitori non sposati, è uguale a quella svizzera. Ma di recente la corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso  in una sentenza (il caso Zaunegger) che la legge tedesca viola la convenzione europea dei diritti dell’uomo. Di conseguenza, la stessa cosa dovrebbe valere per quella elvetica.

Questo comporterà dei cambiamenti anche alle nostre latitudini per  i padri non sposati, migliorandone la situazione?

«La sentenza Zaunegger – commenta l’avv. Paolo Tami, segretario dell’Associazione genitori non affidatari (AGNA) - costituisce un importante passo avanti, dal punto di vista culturale, in direzione della bigenitorialità. Quali saranno poi, in Svizzera, le sue conseguenze pratiche, è difficile dire. E’ un dato di fatto che a seguito di questa sentenza, anche l’autorità svizzera e quindi ticinese si trova in una situazione d’impasse. Se, quando si tratta di decidere sull’autorità parentale congiunta in caso di coppie non sposate, segue la legge elvetica, sa che in caso di ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo questa decisione verrebbe sconfessata. D’altronde, se decidesse in base alla recente giurisprudenza della Corte europea, gli verrebbe rinfacciato di non aver seguito il diritto svizzero. Attualmente, a livello federale, si sta approntando la revisione del codice civile in materia di diritto di famiglia. Un’associazione svizzero-tedesca di genitori non affidatari ha segnalato a chi, all’interno dell’amministrazione federale, si occupa della riforma del codice civile, la sentenza Zaunegger, ottenendo la risposta che, nella riforma, “se ne sarebbe tenuto conto”. Una risposta incoraggiante, dunque: speriamo che venga tradotta presto in realtà nell’ambito dei nuovi articoli di legge».

D’altra parte la sentenza europea è circoscritta al problema dell’autorità parentale… «E’ pur vero che l’autorità parentale, ovvero il potere di decisione, in un rapporto genitori-figli non è forse la cosa più importante – rileva Tami - : a contare è la relazione effettiva con i figli, poterli avere a casa, seguire il loro sviluppo. Tuttavia l’autorità parentale congiunta è un tassello che va nella direzione della bigenitorialità: nel raggiungimento di questo obiettivo, la strada che il nostro paese deve percorrere è ancora lunga. Per cui ogni passo avanti è significativo e, naturalmente, benvenuto». 

Lorenzo Quadri

 
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