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La fabbrica dei divorzi funziona con un meccanismo di autoalimentazione a vantaggio di categorie specifiche di professionisti e di impiegati statali ma a danno dei padri e dei figli in occasione delle separazioni e dei divorzi, spesso anche sulle spalle dell'assistenza giudiziaria cantonale, ossia sulle tasche dei cittadini ticinesi che pagano le imposte.
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